Symbolism Art Movement

Domenico Morelli | Pittore simbolista

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Domenico Morelli (7 luglio 1823 - 13 agosto 1901) era un pittore italiano, che produceva principalmente opere storiche e religiose. Morelli fu immensamente influente nelle arti della seconda metà del 19 ° secolo, sia come direttore dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, ma anche per la sua ribellione contro le istituzioni: tratti che fiorirono nell'appassionato, spesso patriottico, romantico e poi Soggetti simbolisti delle sue tele.




È nato da una famiglia povera a Napoli. Sua madre sperava che sarebbe diventato prete. Fu notato il suo talento precoce e fu iscritto alla Royal Academy of Fine Arts di Napoli nel 1836-1846, dove fece amicizia con Francesco Altamura. I suoi primi lavori contengono immagini tratte da storie medievali e poeti romantici come Byron. Nel 1845 dipinse un premio L'angelo che porta l'anime al Purgatorio dantesco. Nel 1845-46, con il dipinto di Saul calmato da David, e l'aiuto di un generoso mecenate, l'avvocato Ruggiero, vinse una borsa di studio per studiare a Roma. Nel 1847-48 dipinge Il corsaio e Una sfida di Trovatori, il premiato Bacio del Corsaro e Goffredo a cui appare l'angelo. Nel 1847 a Roma dipinge una Madonna che culla il bambino, aiutata da San Giovanni.


Morelli era appena tornato a Napoli, quando le insurrezioni del 1848 scoppiarono a Napoli. Si unì ai manifestanti nelle barricate di via Toledo e fu ferito, quasi ucciso, e brevemente imprigionato. In una retrospettiva pubblicata dopo la sua morte, Isabella Anderton avrebbe etichettato Domenico come uno degli artisti guerrieri d'Italia, un gruppo che comprendeva anche Filippo Palizzi, Telemaco Signorini, Stefano Ussi e Francesco Saverio Altamura.
Rilasciato, Morelli torna a Roma. Ha dipinto Van der Welt in mezzo ai corsari sopra una via romita (1851) e Cesare Borgia a Capita in mezzo ad una folla di fanciulle. Nel 1855 all'Esposizione fiorentina espose i suoi famosi Iconoclasti.


Partecipò all'Esposizione Universale di Parigi nel 1855. Successivamente, a Firenze, partecipò attivamente ai dibattiti sui Macchiaioli sul Realismo. Morelli ha affermato che sono state queste discussioni a rendere il proprio lavoro meno accademico e lo hanno aiutato a sviluppare uno stile più libero ea sperimentare con i colori. In questo periodo, è raggruppato nella scuola del Realismo.
Nel 1857 vinse un concorso per progettare la decorazione della chiesa di San Francesco di Gaeta, un progetto mai completato. Durante un viaggio a Milano dipinse il Conte di Ijara, il Bagno Pompeiano e una Madonna Addolorata. Nel 1857 era tornato a Napoli, dipingendo un Torquato Tasso. Per il soffitto della cappella reale di Napoli, dipinse un'Assunzione della Vergine.

Era un membro di una società indipendente, guidata dal suo amico Filippo Palizzi, per promuovere le arti liberali, chiamato Societa Promotrice nel 1862. Fu nominato consulente per le nuove acquisizioni del museo d'arte di Capodimonte a Napoli e, quindi, ebbe un impatto significativo sulla successiva direzione delle collezioni. Nel 1868, Morelli divenne professore di pittura presso la sua vecchia Accademia, che divenne il Royal Institute of Fine Arts di Napoli. Da quel momento in poi, il suo interesse si rivolse a temi religiosi e mistici, tratti da tradizioni prevalentemente cristiane, ma anche ebraiche e musulmane. Forse meglio conosciuto da questo periodo è l'Assunzione sul soffitto del Palazzo Reale di Napoli. Morelli fu anche uno dei collaboratori per le illustrazioni della Bibbia di Amsterdam nel 1895. Dal 1899 fino alla sua morte, fu presidente della Royal Academy of Fine Arts di Napoli.

Morelli in ritardo nella vita ha vinto molti premi e riconoscimenti. Fu nominato professore onorario delle principali accademie d'Italia e d'Europa, commendatore dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e dell'Ordine della Corona d'Italia, e cavaliere dell'Ordine civile di Savoia. Nel giugno 1886, fu nominato cavaliere dal re. Morì il 13 agosto 1901 a Napoli.
Tra i suoi numerosi allievi c'erano Francesco Paolo Michetti ed Enrico Salfi. Morelli progettò gli affreschi dipinti per la tomba di Giacomo Leopardi, situato nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta, ma furono completati postumi dal genero, Paolo Vetri.












Domenico Morelli, Ritratto di Quintino Sella









MORELLI, Domenico - Figlio adottivo di Francesco Soldiero e di Maria Giuseppa, Domenico Soldiero nacque a Napoli il 7 luglio 1823. Dal 1848 scelse di aggiungere il mio Morelli al proprio, per poi assumerlo come unico. Nel 1892, con decreto reale, il cambio di stato venne ufficialmente formalizzato.
Giovanissimo s'iscrisse al vero Istituto di belle arti, partecipando negli anni Quaranta a diversi concorsi accademici per la classe di pittura e di nudo, nei quali conseguì vari riconoscimenti; nel 1844 vinse il primo premio nel concorso di pittura con un soggetto dantesco, Virgilio comanda un Dante di inginocchiarsi appena che conobbe l'angelo che guidava la navicella colle anime del Purgatorio (Napoli, Prefettura), esposto alla Biennale borbonica del 1845. Il futuro mese di pensionato a Roma gli accetta, per la prima volta, di entrare in contatto con la cosmopolita scena artistica della capitale pontificia. Visitò lo studio di Francesco Coghetti, che aveva già concluso gli affreschi a villa Torlonia, e rimase impressionato dal ciclo pittorico del casinò Massimo, realizzato negli anni Venti dai nazareni Philipp Veit, Joseph Anton Koch, Friedrich Overbeck e Ludwig Schnorr von Carosfeld. Ulteriori informazioni studiando dal vero quei modelli che tanto erano copiato in Accademia. Tornato a Napoli, riprese a partecipare con assiduità ai concorsi accademici. Nel 1848 partecipa al pensionato sul tema Goffredo e l'Angelo (Napoli, Accademia di belle arti, Galleria), ottenendo il secondo posto dopo Saverio Altamura. Nessuno dei due, tuttavia, poté realizzare il soggiorno di studi a Roma. A causa degli avvenimenti del Quarantotto napoletano, infatti, le restrizioni borboniche sono state messe in atto per la gestione, mentre era in esilio.
Morelli, smanioso di superare gli angusti confini della capitale borbonica, riuscì a raggiungere segretamente Firenze dove ritrovò, esiliati, Altamura e Pasquale Villari. Vi arrivò per la prima volta nel 1851, dopo aver terminato Un neofita (1850; Napoli, Museo nazionale di Capodimonte), saggio per il primo anno di pensionato, ritornando poi nel 1853, durante la complessa elaborazione del Cesare Borgia a Capua (Palermo, collezione privata), ispirato alla Storia d'Italia di Guicciardini. Il medesimo desiderio di conoscenza e di approfondimento storico-letterario lo spinse ancora a Genova, a Milano, a Venezia e di nuovo a Roma, dove soggiornò nel 1852 e nel 1854. La produzione artistica del periodo di formazione, circoscrivibile tra il 1845 e il 1855, fu il risultato dello studio, mediato da Villari, studente della scuola liberale di De Sanctis, delle fonti letterarie del passato (Dante, Tasso, Shakespeare), ma anche de I promessi sposi di Manzoni, degli scritti di Scott, Moore e Byron, nonché della poetica di Leopardi. Proprio dalle letture byroniane, «il Corsaro, la Parisina, Lara e altri poemi minori»(Lettere, 2002, P. XXVIII), trasse ispirazione per opere come Corsari greci sulla spiaggia (Napoli, Università degli studi Federico II), prima prova nel filone della pittura di storia esposta alla Mostra borbonica del 1848. I contatti con l'ambiente artistico milanese (Eleuterio Pagliano, Giuseppe Bertini) contribuirono a un interprete tra i più originali del secondo romanticismo. Passaggio decisivo nella formulazione di una nuova concezione della pittura sono i cosiddetti martirologi del Museo di Capodimonte. A partire dai modelli lettera e dalla storia, intendeva «figura rappresentativa e cose, non viste, ma vere ed immaginate all'un tempo» (Filippo Palizzi e la scuola napoletana ... 1901, p. 82). Al già ricordato Neofita seguirono I martiri cristiani condotti al supplizio (1851) e I martiri cristiani portati dagli angeli (1855), presentati come prova per il secondo e per il quarto anno di pensionato. Abbandonato il purismo lineare di eredità nazarena, il fare pittorico di Morelli si evolve verso una più intensa drammatizzazione dei valori cromatici e dei contrasti chiaroscurali. Con Gli iconoclasti (1855) prese una poetica incentrata sulla restituzione obiettiva della verità dei fatti, che precede il nome di verismo storico.
Il dipinto decretò il successo dell'artista a livello nazionale tanto da essere ancora acclamato all'Esposizione di Firenze. Alla mostra borbonica del 1855 la tela destò l'ammirazione di Ferdinando II, il quale avendone però ben compreso il significato patriottico, mise sull'avviso Morelli, esordendo con la celebre frase: «Nun fa 'una pittura per certe penziere a' dinto! »(Levi, 1906, 64). Sintesi dell'approfondimento della coeva pittura francese ma soprattutto dell'influsso del naturalismo palizziano, Gli iconoclasti riuniva in sé i valori risorgimentali sottolineando la necessità di conquista delle libertà civili e di difesa delle opere d'arte. Il tema del dipinto, raffigurante il monaco Lazzaro condannato al taglio della mano perché sorpreso a dipingere immagini sacre nei sotterranei di S. Sofia a Costantinopoli, gli fu suggerito da Villari, suo amico fraterno nonché cognato.
Il 10 marzo 1853 Morelli aveva sposato la sorella di Villari, Virginia, da cui ebbe 8 figli: Eva Maria Margherita, Bonaventura Mario Pasquale (ambedue morti in tenerissima età), Evangelina, Bonaventura, Eleonora (moglie di Paolo Vetri), Fausto, Mario , Virginio (Lettere, 2002, 2004). Conosciutisi «poco dopo del 1840» (Villari, 1902, 4) presso lo studio dell'avvocato Francesco Paolo Ruggiero, Villari rappresenta per Morelli il principale ispiratore della sua prima produzione di matrice verista. Il sodalizio con Villari, storico e filosofo oltre che politico in anni postunitari, è ampiamente documentato negli epistolari conservati nella Biblioteca apostolica Vaticana e nella Biblioteca nazionale di Napoli (Lettere, 2002, 2004), carte preziosissime non solo per la ricostruzione del pensiero e della biografia dell'artista ma del contesto culturale dell'epoca, del quale restituiscono un assai vivido ritratto.
A seguito del successo riscosso con l'esposizione borbonica, Morelli intraprese in compagnia di Giuseppe Tipaldi un viaggio d'istruzione con le capitali europee (Monaco, Berlino, Bruxelles, Londra, Parigi), durante il quale confermò il profondo interesse la pittura tedesca, in particolare dei Deutsch-Römer e dei contemporanei Karl Ferdinand Sohn e Karl Theodor von Piloty. All'Esposizione universale di Parigi (1855) manifestò, invece, sentimenti contrastanti: da un lato l'insofferenza per la posizione degli italiani a suo avviso mal determinati, come la fascinazione per l'arte europea, la tendenza perdurò a lungo nella mente dell'artista (Bagno pompeiano, 1861, Milano, Fondazione Balzan). Nel 1856, di ritorno dal viaggio, si stabilì per un anno a Firenze con Bernardo Celentano, con la sola interruzione di una breve sortita in compagnia dell '"amatissimo Pasqualino" nel mese di luglio a Venezia e a Verona. L'impatto con il cromatismo veneto, componente fondamentale della tradizione artistica italiana, ispirò lavori come I freschi veneziani (Roma, collezione privata), presentato alla prima Nazionale di Firenze del 1861 insieme a Bagno pompeiano, Il conte Lara e il suo paggio, Barca con figura, Mattinata fiorentina, Gli iconoclasti, Mattinata di Lorenzo de 'Medici, Allegoria sulla vita umana, alcuni dei quali sono acquistati dal banchiere italiano italianizzato Giovanni Vonwiller.
Nella seconda metà degli anni Cinquanta fu impegnato anche nelle imprese decorative della chiesa di S. Francesco a Gaeta (opera incompiuta di cui restano i bozzetti) e negli affreschi della cappella neobizantina di palazzo Nunziante a Napoli, felice episodio d'integrazione tra spazio architettonico e pittura dove trovò pieno compimento il processo di rivisitazione del Medioevo che ha accompagnato l'artista sin dagli esordi. Il progetto fu condotto nel 1859 da Errico Alvino, architetto con il quale collaborò dieci anni dopo per la realizzazione della Culla del principe Vittorio Emanuele (Caserta, Palazzo reale), dono della città di Napoli al primo erede dell'Italia unita. La prestigiosa commissione segnò tuttavia la conclusione del rapporto tra la Casa Reale e Morelli, che a partire dal 1863 aveva lavorato al progetto di revisione delle collezioni d'arte moderna nella reggia di Capodimonte. Tra i vari incarichi nel 1864 gli fu affidata l'esecuzione del «gran quadro»Dell'Assunta (terminato nel 1866) per il soffitto della cappella del Palazzo reale di Napoli.
Lo schema iconografico, con la Vergine in ascensione sorretta da angeli e immersa nel blu profondo del cielo, trovava preciso il fondamento non solo nella riflessione sulla grande tradizione figurativa, ma sopratutto nella rilettura delle fonti religiose, canoniche e leggendarie. La necessità di vedere il punto di vista naturale dello spettatore, dal basso, ove non risultassero «né la tomba, né alcun pezzo di terra»(Levi, 1906, p 149), così come trasmesso dai testi sacri. L'Assunta, di cui esistono diversi bozzetti preparatori, segnò un importante momento di evoluzione verso una nuova prassi linguistica e formale, secondo una cifra stilistica tipica della sua attività, da un più generale schiarimento della gamma cromatica un miscele di biacca.Per gli sviluppi dell'arte di Morelli fu senz'altro determinante la sua amicizia con Giuseppe Verdi, conosciuto a Napoli nel 1845 ai tempi della prima dell'Alzira al teatro S. Carlo. Il legame ossequioso con il compositore indirizzò l'artista verso filoni tematici legati al teatro romantico del tempo, ispirando tele come I Vespri siciliani (1859-1860; Napoli, Museo di Capodimonte), tratto tratto dal romanzo di Michele Amari (1842) e messo in scena da Verdi a Napoli nella stagione 1856-1857, o la più tarda composizione della Cacciata dei saraceni ideata per il sipario del teatro Verdi di Salerno e poi tradotta in un dipinto per Vonwiller (1868-1869 circa), oggi in collezione privata. Nel 1858 ebbe la fortuna di entrare nelle grazie del maestro, il quale gli concesse di effigiarlo. Ripetutamente menzionato nella fitta corrispondenza tra i due, il ritratto (Piacenza, collezione Carrara Verdi) - incorniciato da una corona d'oro dipinta da Filippo Palizzi - non fu l'unica opera destinata al musicista. Dagli anni Settanta, Verdi divenne il consulente artistico di Morelli il che non è stato risparmiato l'occasione per mandargli le fotografie, conoscere i sentimenti, e per confrontarsi con lui su temi di comune interesse, come la rappresentazione dei personaggi shakespeariani del Re Lear e dell ' Otello. Per giustificarsi del ritardo nella consegna del ritratto (una causa di varie vicissitudini completata a destinazione solo nel 1896), il pittore inviò una seconda opera, di soggetto evangelico, Gli Ossessi (Milano, Casa di riposo per musicisti, Fondazione Giuseppe Verdi), ispirata alla Vie de Jésus di Joseph-Ernest Renan, frutto di una tormentata elaborazione, compie un compimento tra il 1873 e il 1876. Nello stesso periodo prende avvio la sua stagione orientalista: «Erano i giorni dell'Aida, e Morelli, che aveva già iniziato spiritualmente il viaggio d'Oriente, trovò un compagno. Percorsero l'uno e l'altro le medesime regioni e le videro senza averle mai visitate » (Conti, 1927, p. 27 ). Il pensiero del pittore trovò sostegno nell'analisi approfondita delle fonti, il Corano, la biografia di Maometto scritta da Washington Irving, la letteratura di viaggio, e della documentazione fotografica della Palestina, determinata grazie al rapporto d'amicizia stretto col pittore inglese specializzata sir Lawrence Alma Tadema (Villari, in Lettere, 2004, p. CXLIII). Da tali ricerche scaturirono i dovuti acquerelli Allah perdona le donne che hanno molto amato (Piacenza, Galleria Ricci Oddi) L'Improvvisatore arabo della collezione Stevens, fortunata invenzione attestata da diverse repliche, o ancora le due versioni del Maometto che prega prima della battaglia (lasciare Trieste, Museo Revoltella, e collezione privata). Le suggestioni del mondo orientale, vieni nella serie delle Odalische, sensuale figura femminile dai tratti esotici (tra le tante, La donna nell'Oda, 1874, già collezione Maglione, ora Tel Aviv, collezione privata), nel Bagno turco (collezione privata), filtrato attraverso la rimeditazione dell'eredità di Mariano Fortuny, suo amico ed estimatore, morto a Roma nel 1874. Morelli ebbe il merito di riunire in sé la lezione del pittore spagnolo, dalla raffinatezza dell 'arte giapponese con i suoi motivi decorativi e le sue fredde cromie, ai bagliori di luce vibrante, restituendoli in atmosfere d'incanto, vieni in La sultana e le schiave al ritorno dal bagno (1883 circa, Milano, Fondazione Balzan). Le scelte provocate non sono giudizi per parte delle critiche di Napoli del 1877 e di Torino del 1880 si schierò pesantemente contro la scuola napoletana, accusando lo stesso Morelli di aver ceduto «all'arte di moda». Un'invettiva di Adriano Cecioni fu in particolare modo indirizzata a Le tentazioni di s. Antonio (1878), senza dubbio una delle prove più estenuanti della carriera di Morelli, sia nella realizzazione sia nella ricezione presso i contemporanei.
Totalmente incompreso dal pubblico, il quadro segnò il fallimento del rapporto con il mercante francese Adolphe Goupil, con il quale era fruttuosamente collaborato per la vendita di diversi lavori. Nel 1880 Le tentazioni passarono dalla collezione Goupil alla galleria Pisani di Firenze, dove rimase fino al 1914, quando entrò in una parte della Galleria nazionale d'arte moderna di Roma. La composizione, tra l'altro poema di Gustave Flaubert, è preceduta da una lunga serie di pensieri, schizzi, disegni, e da una prima redazione di dimensioni minori (già proprietà Vonwiller, poi Treccani). Nonostante le aspre critiche, all'Esposizione di Torino Morelli ricevette un diploma d'onore e un concorso in denaro, suscitando il non facile entusiasmo di Verdi, che definisce quel dipinto un «capo-d'opera» (Levi, 1906, p. 234).
La fama di Morelli, non solo, ma anche come attivo nelle istituzioni artistiche e culturali dell'Italia unita, era ormai comunque consolidata e riconosciuta su scala nazionale e internazionale. Si era interessato, alle problematiche storiche e al processo di creazione dello stato unitario, rendendosi punto di riferimento per la ridefinizione del nuovo ruolo dell'artista, impegnato e partecipe della costruzione della nuova società civile. Dal 1868 fu titolare della cattedra di pittura presso l'Istituto di belle arti di Napoli, dedicandosi a tempo pieno, in collaborazione con Filippo Palizzi, alla riforma della scuola di rinnovamento e modelli. Ho contrasti interni all'istituto costrinsero prima Palizzi, nella carica di presidente, e poi Morelli, un rassegnare le dimissioni nel 1881, salvo ritornarvi dieci anni più tardi su richiesta di Villari (divenuto ministro della Pubblica Istruzione nel biennio 1891-1892). Nel 1882 fu istituito a Napoli il Museo industriale industriale, il cui regolamento, sottoscritto da Gaetano Filangieri e Demetrio Salazar, ebbe la direzione di Palizzi e Morelli. La nascita del Museo è stata una vera e propria alleanza per il progresso e per lo sviluppo in Europa. Sempre al fianco di Palizzi, Morelli fu uno dei fondatori della Società promotrice di belle arti, libera associazione sorta nel 1862 che, attraverso le esposizioni annuali, intende rivolgersi ai giovani artisti.
Le attività della Promotrice di Napoli sono affiancate da Vonwiller, che ricoprì le cariche di consigliere e di presidente, oltre a un azionista della Società. Generoso sostenitore di Morelli sin dai tempi della giovinezza, Vonwiller tra il 1856 e il 1858 lo aveva accompagnato in viaggio a Milano, passando per Firenze e Ferrara, affidandosi poi all'artista per le vie di acquisto per la propria galleria, sita in via dei Guantai nuovi e aperta anche al pubblico. Alla morte di Morelli, tuttavia, l'importante collezione, segnalata anche nelle guide cittadine, fu venduta all'asta a Parigi. Nella raccolta, esempio illustre per qualità e completezza del collezionismo moderno a Napoli e in Italia, figurati molti dipinti di Morelli - solo nell'inventario del 1871 se ne contavano 18 (Lettere, 2004, p. CXLII) - tra cui La barca della vita o Allegoria della vita umana (Roma, Antico Caffè greco), I profughi di Aquileia (Napoli, Accademia di belle arti, Galleria), Il conte di Lara, Torquato Tasso che legge la Gerusalemme liberata a Eleonora d'Este e Cristo deposto o Imbalsamazione di Cristo, tutti nella Galleria nazionale d'arte moderna di Roma.
Nonostante io importi incarichi che accreditarono il suo prestigio a livello nazionale (nel 1886 fu insignito della nomina di senatore), Morelli non si sottrasse alla pratica pittorica, considerandola un rifugio dagli impegni quotidiani. In anni di storia e di vita, sempre secondo un rigoroso metodo di studio e di ricerca dei testi, dalle fonti e leggende del cristianesimo alle teorie positiviste di Ernest Renan e di David-Friedrich Strauss sulla figura storica di Gesù. Il tema evangelico e cristologico, inaugurato negli anni Sessanta con il Cristo che cammina sulle acque del mare - (fra i primi di questi ultimi lavori, che è però dei meno riusciti)Villari, 1902, p. 22) - assorbì la quasi totalità della sua tarda produzione; per questo periodo (da ultimi anni ottanta fino al 1900), si pensi, un esempio, al consistente conservato alla Galleria nazionale d'arte moderna di Roma, tra cui Venerdì santo, Pater Noster, Gesù chiama a sé i figli di Zebedeo, Cristo che veglia gli apostoli, Il pentimento di Giuda. La figura del Cristo, straordinaria coincidenza di umanità e divinità, è immaginata da Morelli come immersa in un'ambientazione fortemente evocativa, memore di quell'Oriente che ha avuto conosciuto grazie ai repertori fotografici, di cui possiede una vasta collezione.
La stessa originale interpretazione della storia sacra riguardò anche le opere di soggetto mariano, declinando un'intonazione intima e familiare, e perche 'Vera', dell'iconografia. Dopo aver eseguito il trittico per la cappella del castello di Corigliano Calabro (noto come Salve Regina o La Vergine delle Rose; 1872), Morelli decise di tradurre nel 1875 un acquerello, da lui precedentemente realizzato, in un dipinto a olio, come regalo per le nozze di Villari con Linda White: «Io sto dipingendo una Madonna per te, la vorrei bella assai, la vorrei fare vera e mistica ad un tempo» (Lettere, 2004, p. CLXXVIII). Ne risultò la Madonna della Scala d'Oro, replicata in una seconda versione americana in America tramite Goupil (entrambe non rintracciate) e, successivamente, in un pannello in maiolicato prodotto e conservato presso il Museo artistico industriale (1898). Morelli risolse l'immagine della Vergine-Madre di Dio nella semplice rappresentazione di una giovane donna col suo bambino in braccio, rilanciando così un soggetto che da quel momento incontrò grande fortuna sul mercato.

La tensione mistica dell'ultimo periodo Indiano Morelli a ripensare alcune delle letture che tanto lo appassionato trent'anni prima, come ricordava Villari nel suo Diario: «Byron o gli amori degli angeli fanno la sua lettura prediletta» (Lettere, 2002, p. XXIX). Tra la fine degli anni Settanta e primi anni Ottanta la sua pittura assunse tinte simboliche e spirituali, con tonalità evanescenti. La rappresentazione delle figure degli angeli, mistiche ed eteree, si coniugò un'ulteriore evoluzione della resa formale. Il frequente uso dell'acquerello accompagnato dal progressivo sfaldamento della materia pittorica, sempre più diafana e rarefatta. Con la stessa tecnica eseguì una delle prime redazioni degli Amori degli angeli, realizzata nel 1875, per il perduto boudoir privato di casa Miceli (Netti, 1895, pp. 192 s.). Tra la prima versione e l'acquerello di collezione Chiarandà (1885) passato, poi, nella raccolta Marzotto, Morelli maturò in chiave simbolista lo stesso soggetto, derivato dall'omonimo poema di Thomas Moore.
Agli ultimi due decenni del secolo risalgono pure gli interventi decorativi per le facciate del duomo di Amalfi (in collaborazione con Paolo Vetri) e del Museo artistico industriale, espressioni differenti di integrazione tra architettura, pittura e arti applicate e delle riflessioni morelliane sull'arte antica.
Uno dei lavori finali di Morelli è la realizzazione dei disegni per le tavole della definizione Bibbia di Amsterdam (dalla città in cui aveva sede la società che promosse l'opera).
Il piano editoriale prevedeva 100 tavole a illustrazione di un volume, di grande formato, da pubblicarsi a dispense e in più edizioni. All'ambiziosa impresa, coordinata dalla Società anonima per la Bibbia illustrata presieduta da Carel Dake, sono chiamate a partecipare 26 artisti, europei e americani, di nazionalità e ancora differenti. Per l'Italia presero parte, un seguito della prima Biennale internazionale di Venezia (1895) si sono aggiudicati i premi più importanti, Giovanni Segantini, Francesco Paolo Michetti e Morelli, che aveva presentato il Cristo con gli angeli nel deserto (Roma, Galleria nazionale d'arte moderna). Il soggetto è poi ripreso in una delle sette tavole a lui commissionate (Il Cantico dei Cantici, Gesù in Galilea, Il Battista decapitato, Il ritorno del figlio prodigio, Saulo e Anania, Gesù con gli angeli nel deserto, Gesù davanti ad Erode). I disegni degli artisti furono definitivamente tradotti in incisioni dall'editrice parigina editrice a Londra nel 1901. Nello stesso annoolandese, inglese, latina) della Bibbia.
Morelli non riuscì a vedere l'esemplare che era stato inviato. Durante l'estate la malattia al cuore, di cui soffriva già da tempo, si aggravò ulteriormente. Morì a Napoli il 13 agosto 1901. | di Valeria Vagnoli, © Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani.

Guarda il video: Gaetano Previati (Aprile 2020).

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