Arte rinascimentale

Albrecht Dürer | Pittore del Rinascimento


Un artista tedesco estremamente dotato e versatile🎨 del periodo rinascimentale🎨, Albrecht Dürer (1471-1528è nato nella città della Franconia di Norimberga, uno dei più forti centri artistici e commerciali in Europa durante il XV e XVI secolo. Fu un brillante pittore, disegnatore e scrittore, anche se il suo primo e probabilmente più grande impatto artistico fu nel medio di incisione. Dürer apprendista con suo padre, che era un orafo, e con il pittore locale Michael Wolgemut, il cui laboratorio produceva illustrazioni in legno per importanti libri e pubblicazioni. Un ammiratore del suo compatriota Martin Schongauer, Dürer rivoluzionò l'incisione, innalzandolo al livello di un indipendente forma d'arte.
Ha ampliato la sua gamma tonale e drammatica, e ha fornito l'immaginario con una nuova fondazione concettuale. All'età di trent'anni, Dürer aveva completato o iniziato tre delle sue serie più famose di xilografie su argomenti religiosi: L'Apocalisse (1498), la Grande xilografia Ciclo della passione (circa. 1497-1500), e la vita della Vergine (iniziato il 1500). Ha continuato a produrre stampe indipendenti, come l'incisione Adamo ed Eva (1504), e piccoli gruppi di immagini autosufficienti, come le cosiddette Incisioni Matrici con Cavaliere, Morte e il Diavolo (1513), San Girolamo nel suo studio (1514) e Melancholia I (1514), che erano destinati più per intenditori e collezionisti che per la devozione popolare.
Il loro virtuosismo tecnico, la portata intellettuale e la profondità psicologica erano ineguagliati da precedenti lavori stampati. Più di ogni altro artista del Nord Europa, Dürer era impegnato dalle pratiche artistiche e dagli interessi teorici dell'Italia. Visitò il paese due volte, dal 1494 al 1495 e ancora dal 1505 al 1507, assorbendo in prima persona alcune delle grandi opere del Rinascimento italiano, così come il patrimonio classico e gli scritti teorici della regione.
L'influenza del colore e del design veneziano si può vedere nella festa della pala d'altare delle rose ghirlande (1506; Praga, galleria Národní), commissionato da Dürer da una colonia tedesca di mercanti che vivono a Venezia.



Dürer sviluppò un nuovo interesse per la forma umana, come dimostrato dai suoi studi di nudo e di antiquariato. Anche le ricerche teoriche italiane risuonavano profondamente con l'artista.
Ha scritto Four Books of Human Proportion (Vier Bücher von menschlichen Proportion), solo il primo dei quali è stato pubblicato durante la sua vita (1528), nonché un manuale introduttivo di teoria geometrica per gli studenti (Underweysung der Messung, 1525), che include il primo trattamento scientifico prospettico di un artista nordeuropeo.Il talento, l'ambizione e l'intelletto acuto e ampio di Dürer gli valsero l'attenzione e l'amicizia di alcune delle figure più importanti della società tedesca. Divenne l'artista di corte ufficiale dei Sacri Imperatori romani Massimiliano I e del suo successore Carlo V, per il quale Dürer progettò e collaborò alla realizzazione di una serie di progetti artistici.
A Norimberga, vibrante centro dell'umanesimo e uno dei primi ad abbracciare ufficialmente i principi della Riforma, Dürer ha avuto accesso ad alcuni dei più importanti teologi e studiosi d'Europa, tra cui Erasmo, Philipp Melanchthon e Willibald Pirkheimer, ciascuno catturato dall'artista in accorto ritratti.
Per il municipio di Norimberga, l'artista dipinse due pannelli dei Quattro Apostoli (1526, Monaco di Baviera, Bayerische Staatsgemäldesammlungen, Alte Pinakothek), contenente testi nella traduzione di Martin Lutero che rendono omaggio all'adozione del luteranesimo da parte della città.
Centinaia di disegni, lettere e diari superstiti documentano i viaggi di Dürer attraverso l'Italia e l'Olanda (1520-21), che attesta la sua prospettiva insistentemente scientifica e richiede un giudizio artistico.L'artista ha anche gettato una luce audace sulla propria immagine attraverso una serie di autoritratti sorprendenti: disegnati, dipinti e stampati. Rivelano un maestro sempre più riuscito e sicuro di sé, desideroso di affermare il suo genio creativo e la sua intrinseca nobiltà, mentre è ancora segnato da una prospettiva chiara e spesso a prova di presagio. Ci forniscono il ritratto cumulativo di uno straordinario artista del Nord Europa il cui epitaffio proclamava: "Qualunque cosa fosse mortale in Albrecht Dürer si trova sotto questo tumulo". | © Il Metropolitan Museum of Art - Jacob Wisse, Stern College for Women, Yeshiva University
























































Dürer Albrecht - Pittore e incisore, nato a Norimberga il 21 maggio 1471, morto ivi il 6 aprile 1528. Il padre, che aveva anch'egli il nome di Albrecht, di famiglia ungherese (Ajtós; ajtó = tedesco Tür, quindi Türer), era orafo, e dopo essere stato nella Germania e nei Paesi Bassi si stabilì a Norimberga nel 1455, sposandovi nel 1467 la figlia dell'orfò Holper suo padrone. Albrecht, suo terzo figlio, seguì dapprima la professione paterna, ma, molta molta azione per la pittura, nel 1486 fu allogato presso Michael Wohlgemut.Questo maestro aveva in Norimberga molte commissioni di altari a sportelli dipinti ea figura intagliata, e appunto in quel tempo esegue una serie d'incisioni in legno per lo Schatzbehalter, opera pubbficata da Anthoni Koberger, padrino del D., nel 1491, e per la Neue Weltchronik dello Schedel, edita nel 1493. Oltre al Wohlgemut anche Wilhelm Pleydenwurf, suo figliastro e collaboratore di bottega, dovette avere non poca influenza sul giovane artista. Rimangono alcuni disegni da lui eseguiti mentre era tuttora aiuto del Wohlgemut; il più noto è l'autoritratto a matita (1484) nell'Albertina (L. 448), autenticato da uno scritto posteriore dell'autore stesso.Altri disegni recano la sua sigla della prima maniera "Anno Domini", che solo nel 1496 fu sostituita col noto monogramma. Del 1490 è la più antica pittura del D. datata, col ritratto del padre (UFFIZI); dal 1490 al 1494 viaggiò per la Germania. Abbiamo poche notizie sicure per questo periodo. A detta dello Scheurl (1515), il D. ha soggiornato a Colmar nel 1492, presso due fratelli del pittore e incisore Martin Schongauer (allora già morto), e sostato a Basilea da un terzo fratello; una dimora a Strasburgo nel 1494 sarebbe accertata da un doppio ritratto (perduto) dati di conteggio, menzionato in un inventario del sec. XVI.Mentre possediamo molti disegni indubbiamente di quegli anni - dei quali il più noto è una miniatura col Bambino Gesù benedicente, biglietto d'auguri per il nuovo anno (L. 450), e il più espressivo un Autoritratto a Erlangen (L. 429 ) - sono discordanti le opinioni circa l'attività del D. in altri campi durante quelle peregrinazioni.
Alcuni documenti sono stati usati per disegnare le immagini di Terenzio (Basilea), del Ritter von Turn (Basilea 1493), del Narrenschiff (Basilea 1494), ecc. Altri, all'opposto, in queste incisioni in legno vedono il prezzo abile ed esperto d'un altro artista, supponendo che il suo periodo nel suo primo viaggio è stato perfezionato principalmente nell'incidere in rame. L'incisione della Madonna della farfalla (B. 44), notevole per le sue dimensioni e riconoscibili dalla sigla per uno dei lavori più antichi del D., mostra chiaramente l'influenza dello Schongauer, e può essere ascritta con molte probabilità a questo periodo .Anche il cosiddetto Hausbuchmeister, il cui influsso si avverte per molto tempo nelle incisioni del D., deve averlo impressionato allora; la maniera larga e sciolta di questo maestro anonimo si riflette anche nell'autoritratto del D. al Louvre (1493). Di ritorno a Norimberga nel 1494 l'artista sposò Agnese, figlia di Hans Frey; e in quello stesso anno dovette andare a Venezia per rimanervi fino al 1495 indotto a questo viaggio forse dalla sera infieriva a Norimberga, oppure chiamatovi, con altri artisti, dall'editore Kolb per incidere in legno la grande veduta di Venezia, disegnata da Iacopo dei Barbari. Un passo d'una lettera scritta dal D. il 7 febbraio 1506 da Venezia si dice al suo soggiorno in quella città "vor eilf [orn" (undici anni fa), attestato puro da alcuni acquerelli con paesaggi di Innsbruck (L. 451) e di Trento (L. 90, 109) e da studî di costumi (p. es. una Veneziana, L. 459, rovescio del 683).

Le copie della Lotta di tritoni e del Baccanale del Mantegna, ambedue del 1494 (L. 453, 454) non possono considerarsi in favore del primo viaggio del D. in Italia, perché le incisioni italiane erano già note nelle botteghe tedesche. Dell'interesse dell'artista per l'arte italiana fanno pure fede le sue copie da disegni di altri artisti italiani. Un importante disegno agli Uffizi (L. 633), di quest'epoca, reca tra molte altre cose anche una testa d'uomo barbuto, più tardi ripetuta in un'incisione in legno (B. 61), tratta da un disegno perduto del Mantegna. Da questo primo soggiorno in Italia il D. riportò in patria un senso intenso dell'ampiezza e grandiosità formale, di cui si avvantaggiarono le prime stampe dell'Apocalisse.Ma in questa serie di incisioni in legno (15 fogli), come nei sette fogli della Passione (che con altri cinque fogli incisi nel 1510 comparvero in volume nel 1511), il D. mostra di non lasciarsi sviare dall'arte italiana, come accadde invece un molti artisti olandesi recatisi in Italia. Il primo piano di un nuovo impegno, intrapreso a Venezia sull'esempio di Iacopo dei Barbari, il nostro artista è un personaggio del tutto personale, come provano le incisioni Le quattro streghe (B. 75 ) e La grande felicità (B. 77).
Dopo una serie di studi preparatori aridi e mezzi scientifici, il D. con Adamo ed Eva (B.1), del 1504, concluse i suoi primi sforzi per impossessarsi delle buone proporzioni del corpo umano. Così puro nelle dovute incisioni del 1505 (B. 96, 97) si trovano fissate in forma d'arte, sempre sotto influssi italiani, le proporzioni del corpo del cavallo. Le pitture del tempo non sono adatte all'età d'espressione dell'Apocalisse, se si eccettua il vigoroso ritratto di O. Krell del 1499 (Pinacoteca di Monaco di Baviera), mentre per le grandi pale d'altare è da supporsi in parte la collaborazione della bottega.Ma al principio del sec. XVI l'impeto tragico s'affievolisce per cedere il posto a elementi lirici, alle gioie delle cose semplici e umili. Questa interpretazione è una penna con i colori tenui, che rappresenta la Madonna con molti animali (Albertina; L. 460), dalla bellissima Adorazione dei magi, del 1504 (UFFIZI), dalla serie d'incisioni in legno della Vita della Madonna (entrata in volume nel 1511 con tre altre stampe aggiunte nel 1510), che dal 1505 erano state copiate in rame da Marco Antonio.

Il Vasari attribuì il secondo viaggio del D. al desiderio di salvaguardare il proprio intervento i suoi interessi commerciali. Probabilmente nell'autunno del 1505 l'artista deve essersi recato a Venezia (un Ritratto di fanciulla in costume italiano, forse milanese, del 1505, è nella galleria a Vienna): in alcune lettere al suo amico Pirckheimer fra una vivace descrizione del suo soggiorno in quella città della Festa del Rosario che dipinse nella prima metà del 1506 per l'altare maggiore di S. Bartolomeo per incanco dei mercanti tedeschi (ora è a Praga) .Per questo capolavoro del D. esistono diversi disegni dal vero, che hanno stretto relazione con altri studi dall'artista per il quadroRoma, Galleria Barberini), con l'iscrizione opus quinque dierum 1506. Del resto l'attività pittorica nell'anno e mezzo che il D. si tratta di un Venezia fu considerevole; oltre ai ritratti (probabilmente di mercanti tedeschi) si conserva pure un gran quadro della Madonna (1306, Berlino). Dopo una breve sosta a Ferrara e a Bologna, ai primi di febbraio il D. ritornò a Norimberga, dove da principio continuò a dipingere.I due grandi quadri di Adamo ed Eva (Prado; copie antiche a Firenze) terminati nel 1507 e all'anno stesso sono gli abbozzi per il Martirio dei 10.000 (Vienna), ordinatogli da Federico di Sassonia e terminato nel 1508. Segue il quadro centrale dell'altare fatto fare da Jakob Heller per la chiesa dei domenicani a Francoforte sul Meno, che fu pronto nel 1509 (bruciato nel 1674, se ne conservano solo una copia e gli sportelli dipinti dalla bottega del D.). Le lettere dell'artista al suo committente ci fanno conoscere quanto coscienziosamente si preparò quella tavola: ogni testa, ogni mano, ogni panneggio fu eseguito in grandi studi prima d'essere trasportato nel quadro; e non meno coscienziosa fu l'esecuzione tecnica del dipinto, otto strati sovrapposti preparati con ogni cura, "affinché durasse lungo tempo".

Egli scrive un Heller che intende darsi all'incisione, perché la pittura non è così bella, rispetto al molto lavoro. Il cosiddetto Quadro d'Ognissanti, commessogli fin dal 1508 per la cappella di un ospizio di vecchi a Norimberga, fu puro eseguito con cura infinita (la tavola ora è a Vienna; la cornice, con magnifici intagli disegnati dallo stesso D., nel Museo gemianico di Norimberga). Poi, l'artista si dedica quasi esclusivamente all'incisione. Già nel 1507 egli aveva inciso una Deposizione dalla croce di piccolo formato (B. 14), e fino al 1512 le aveva fatto seguire altre 15 scene della Passione (la cosiddetta Passione incisa in rame); nel 1511 oltre alla seconda edizione dell'Apocalisse e ai cicli della Grande Passione - incisa in legno - e della Vita della Madonna (entrambi in volume) pubblicò, puro in volume, la Piccola Passione incisa in legno, preceduta dalle incisioni del Peccato originale, dell'Espulsione dal Paradiso terrestre, dell'Annunciazione e dell'Adorazione dei pastori, in tutto 37 stampe.Verso quest'epoca dovettero incominciare le relazioni del D. con l'imperatore Massimiliano, che tenne occupato l'artista nelle sue grandi pubblicazioni d 'incisioni in legno, soprattutto in quell'Arte trionfale e nello stesso anno 1515 gli fece ornare diverse fogli del suo libro di preghiere calligrafico servì di modello agli altri artisti incaricati di decorare lo stesso libro.
Del 1512 all'incirca sono i tentativi del D. nella tecnica della punta secca: nel S. Girolamo di quell'anno (B. 59) e nella Sacra Famiglia (B. 43) si raggiunse gli effetti che precorrono il chiaroscuro del Rembrandt. Ma presto desistette da questi tentativi, probabilmente perché non molla dalla lastra un numero bastante di copie. Dal 1515-1518 eseguì pure alcune incisioni in ferro, tra cui sono particolarmente apprezzate il Sudario della Veronica, per la composizione mirabile, e il Cannone, per l'ampio paesaggio che vi predomina.Nel 1513 e 1514 si hanno i suoi capolavori d ' incisione in rame: Il cavaliere, la morte e il demonio (B. 98), il S. Girolamo nello studio (B. 60) e la Malinconia (B. 74). Si è cercato di scoprire in queste tre incisioni attore di pensiero; Difficilissimo è il significato della Malinconia: il doppio senso di questo "temperamento", il cui originario significato di depressione morale come come malattia si trasmuta nella filosofia del sec. XV in quella dell'inerzia causata dalla meditazione interiore, da cui sorge la forza creatrice dell'artista, fa conoscere in questa incisione l'immagine spirituale del Dürer.Al posto dei ritratti dipinti del primo periodo subentrano in questi anni di attività incisoria grandi disegni a carbone, un cui l'artista ha osato effetti di plasticità efficace tramite la preparazione nera del fondo. Ebbe larga opportunità di fare ritratti durante alcuni brevi viaggi (nel 1517 a Bamberga, nel 1518 ad Augusta durante la Dieta, nel 1519 nella Svizzera), nei quali s'incontrò con personaggi importanti di quel tempo. Un disegno del 1518 rappresentante l'imperatore Massimiliano servì per pitture (Vienna, Norimberga) e per un'incisione in legno (B. 154). Dopo la morte di Massimiliano (1519) il Dì si recò nei Paesi Bassi per arrivare da Carlo V la risposta di una pensione di 100 anni che è stata accordata nel 1515 da Massimiliano.Su questo viaggio (1520-1521) ci dà notizie esaurienti il ​​diario scritto dall ' artista medesimo e completato da un album di schizzi, ora dispersi qua e là, e da un certo numero di disegni staccati. Il D. accompagnato dalla moglie e da una fantesca si recò ad Anversa, passando per Bamberga, Francoforte, Magonza e Colonia; nell'agosto era un Malines e un Bruxelles, e nell'ottobre ad Aquisgrana (il 22 avvenne la coronazione di Carlo V); poi scendendo ancora il Reno tornò ad Anversa, donde visitò la Zelanda, Bruges, Gand e Malines: finalmente per Bruxelles e Colonia rientrò a Norimberga. Nei Paesi Bassi dipinse alcuni ritratti e altri disegni a carbone e gesso; e lavori occasionali ch'ebbe modo di eseguire la versatilità del suo ingegno.
Sembra che nella Zelanda abbia preso i germi della malattia, forse la malaria, che lo condusse alla tomba; ma non si può dire con sicurezza se è per questo che la sua produzione è in modo tale che molti sono i progetti non eseguiti, o perché l'opera è ci giunta frammentaria. Ci sono solo i disegni preparatori per una grandiosa Adorazione con molte figure (L. 362-364, a Baiona, e 324 a Parigi); e di una Andata al Calvario oltre agli abbozzi (L. 444, a Berlino; L. 843, a Firenze), si conserva ancora alcune copie rimpiccolite (una è al museo di Bergamo), mentre è andato perduto il gran quadro che il Sandrart vide ancora nel castello dell'imperatore Rodolfo a Praga.Delle grandi pitture di questi ultimi tempi della vita dell'artista restano solo le cosiddette Figure degli Apostoli, del 1526 (Monaco), che il D. diede in dono al Consiglio di Norimberga. Molti ritratti magnifici, dipinti o incisi, ci dànno un'idea delle ultime manifestazioni, denso e profonde, della sua forza creatrice; un ritratto d'uomo (1524; Prado), Girolamo Holzschuher (1526; Berlino), Giovanni Kleberger (1526; Vienna), e le incisioni: Federico il Savio (B. 106) ed Erasmo da Rotterdam (B. 107), ambedue del 1526. In alcune lettere il D. accenna al suo desiderio di fare anche il ritratto di Martin Lutero, alle cui dottrine si abbandonò totalmente, vieni da molte lettere e dal viaggio nei Paesi Bassi e vieni si scorge anche più chiaramente nella limpida e ferma serietà delle sue opere tarde.Gli studî teorici, che risalgono alla sua prima giovinezza e che poi lo tennero occupato dal 1513-1523, come si ricava dai manoscritti conservati a Londra ea Dresda, furono da lui compendiati in tre libri: Unterweisung der Messung, apparso nel 1525, Unterrichtung zur Befestigung der Städte, Schlösser und Flecken, pubblicato nel 1527, i quattro libri sulle Proporzioni del corpo umano, che videro la luce nel 1528, sei mesi dopo la morte dell'autore.


La versatilità del genio del D. fa pensare a Leonardo da Vinci, anche perché è grande l'opera, più grande ancora è l'uomo che vi s'intravede. La ricerca di semper nuove conoscenze, anche nei campi più aridi della scienza, il D. può essere ritenuto il più alto rappresentante del pensiero del Rinascimento nei paesi del nord. Il carattere nordico del suo temperamento artistico è manifestato anche dal predominio dell ' espressione grafica, che comprende il disegno nel senso più ampio della parola (una tempera, una penna, una matita, un carbone, ecc.), e va dalla composizione allo studio del vero, del paesaggio, del ritratto. Tale era la fama che circolava il D. mentre ancora viveva, che molti artisti per vendere più facilmente le proprie produzioni vi apponevano il suo monogramma; e anche i disegni sono stati ripresi più tardi, così sono ricopiati più volte, per pensare a tutte le richieste; basti dire che alla fine del sec. XVI fioriva una scuola d '"imitatori del Dürer"Così sorsero le più grandi collezioni di opere del D., specie quella dell'imperatore Rodolfo II, passata per la maggior parte alle collezioni di Vienna. Le sue pitture sono sparse nei musei di Vienna, Berlino, Monaco, Norimberga, Firenze, Roma, Parigi, Francoforte, Madrid, Dresda, Weimar, Kassel, ecc. | di Hans Tietze © Treccani