Artista svizzero

Hermann Hesse ~ Favola d'Amore ...

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La "Favola d'amore"di Hermann Hesse è un sogno, una favola illustrata da lui stesso e dedicata a Ruth Wenger, cantante lirica che diventerà seconda moglie di Hesse anni dopo la pubblicazione del manoscritto.
Appena entrato in paradiso Picnic si trovò dinnanzi ad un albero che era insieme uomo e donna. Pictor salutò l'albero con riverenza e chiese: "Sei tu l'albero della vita? ". Ma quando, invece, sii rispondergli il serpente, lui si voltò e andò oltre. Era tutt'occhi, ogni cosa gli piaceva moltissimo.
E di nuovo vide un albero, che era insieme sole e luna. Pictor chiese: "Sei tu l'albero della vita?".
Hermann Hesse [1877-1962], Scrittore e Poeta tedesco
Il sole annuì e sorrise. Fiori meravigliosi guardati, con una moltitudine di colori e di luci sorrisi, con una moltitudine di occhi e di visi. Alcuni annuivano e ridevano, altri annuivano e non sorridevano: ebbri tacevano, in se stessi si perdevano, nel loro profumo si fondevano. Un fiore cantò la canzone del lillà, un fiore cantò la profonda ninna nanna azzurra. Uno dei fiori aveva grandi occhi blu, un altro gli ricordava il primo amore. Uno ha il profumo del giardino dell'infanzia, il suo dolce profumo risuonava come la voce della mamma. Un altro, ridendo, allungò verso di lui la sua rossa lingua curva. Egli vi leccò, era un sapore forte e selvaggio, come di resina e di miele, ma come di un bacio di donna.
Tra tutti questi fiori è Pictor, pieno di lotta e di gioia inquieta. Il suo cuore, quasi fosse una campana, batteva forte, batteva tanto; il suo desiderio ardeva verso l'ignoto, verso il magicamente prefigurato.
Pictor scorse un uccello sull'erba e sui capelli colorati, di tutti i colori il bell'uccello sembrava dotato. Al bell'uccello variopinto egli chiese: "Uccello, dove è dunque la felicità?".

"La felicità? "disse il bell'uccello e rise con il suo becco dorato,"la felicità, amico, è ovunque, nei monti e nelle valli, nei fiori e nei cristalli".Con queste parole l'uccello spensierato le sue lacrime, allungò il collo, agita la coda, socchiuse gli occhi, risale un'ultima volta e poi rimasi seduto immobile, seduto fermo nell'erba, ed ecco: l'era dell'era è un fiore variopinto, le piume sono erano trasformate in foglie, le unghie in radici. Nella gloria dei colori, nella danza e negli splendori, l'uccello è stato fatto pianta.
E subito il fiore-uccello cominciò a muovere le sue foglie ei suoi pistilli, già era stanco del suo essere fiore, già non avevo più radici, scuotendosi un po 'si innalzò lentamente e fu una splendida farfalla, che si cullò nell'aria, senza peso, tutta di luce soffusa, splendente nel viso. Pictor spalancò gli occhi dalla meraviglia.Ma la nuova farfalla, l'allegra legame farfalla-fiore-uccello, il luminoso volto colorato volò intorno un Pictor stupefatto, luccicò al sole, scese a terra piedi di Pictor, respirò dolcemente, tremò un poco con le ali splendenti, ed ecco, si trasformò in un cristallo colorato, da cui si irraggiava una luce rossa. Stupendamente brillava tra erbe e piante, vieni rintocco di campana festante, la rossa pietra preziosa. Ma la sua patria, la profondità della terra, sembrava chiamarla; subito incominciò a rimpicciolirsi e minacciò di scomparire. Allora Pictor, spinto da un anelito incontenibile, si protese verso la pietra che stava svanendo a la tirò a sè. Estasiato, immerso lo sguardo nella sua luce magica, che sembra irraggiargli nel cuore il presentimento di una piena beatitudine.All'improvviso, strisciando sul ramo di un albero disseccato, il serpente gli sibilò nell'orecchio: "La pietra ti trasforma in Quello che vuoi. Presto, dille il tuo desiderio, prima che sia troppo tardi!".
Pictor si spaventò e temette di vedere svanire la sua fortuna. Rapido dice la parola e si trasforma in un albero. Giacché più di una volta era passato, perché gli alberi sono apparati così pieni di pace, di forza e di dignità.Pictor diventato albero. Penetrò con le radici nella terra, si allungò verso l'alto, foglie e rami germogliarono dalle sue membra. Era molto contento. Con fibra in fibra e succhiò nelle fresche profondità della terra e con le sue foglie sventolò alto nell'azzurro. Insetti abitavano nella sua scorza, ai suoi piedi abitavano il porcospino e il coniglio, tra i suoi rami gli uccelli.L'albero Pictor era felice e non contava gli anni che passavano. Passarono molti anni prima che si accorgesse che la sua felicità non era perfetta. Solo lentamente imparò un guardare con occhi d'albero. Finalmente poté vedere, e divenne triste.
Vide infatti che circonda un paradiso in gran parte degli esseri umani è trasformava molto spesso, che tutto è in un flusso incantato di perenni trasformazioni. Vide fiori diventare pietre preziose o volarsene via come folgoranti colibrì. Vide accanto a sè più un albero scomparire all'improvviso: uno è stato sciolto in fonte, un altro era diventato coccodrillo, un altro ancora nuotava fresco e contento, con grande godimento, come pesce allegro guizzando, nuovi giochi in nuove forme inventando . Elefanti prendeva la veste di rocce, giraffa la forma di fiori. Invece, l'albero Pictor, rimaneva sempre lo stesso, non poteva più trasformarsi. Dal momento in cui capì questo, la sua felicità se ne svanì: cominciò ad invecchiare e assunse sempre più quell'aspetto stanco, serio e afflitto, che si può osservare in molti vecchi alberi. Tutti i giorni anche nei cavalli, negli uccelli, negli uomini e in tutti gli esseri: quando non c'è il dono della trasformazione, nel tempo sprofondano nella tristezza e nell'abbattimento, e perdono ogni bellezza.Un bel giorno, una fanciulla dai capelli biondi e dalla veste azzurra si perse in quella parte del paradiso. Cantando e ballando la bionda fanciulla correva tra gli alberi e prima di allora Più di una scimmia sapiente sorride al suo passaggio, più di un cespuglio l'accarezzò con le sue frasi, più di un albero fece cadere al suo passaggio un fiore, una noce, una mela, senza che lei vi badasse.Quando l ' albero Pictor scorse la fanciulla, lo prese un grande sforzo, un desiderio di felicità come non gli era ancora mai accaduto. E allo stesso tempo si trovò preso in una profonda meditazione, perché era venuto il suo stesso sangue gli gridasse: "Ritorna in te! Ricordati in questa ora di tutta la tua vita, trovane il senso, altrimenti sarà troppo tardi e non sarà più dati sensibili". Ed egli ubbidì.
Rammemorò la sua origine, i suoi anni di uomo, il suo cammino verso il paradiso, e in modo particolare quell'istante prima che si facesse albero, quell'istante meraviglioso in cui avevamo avuto in mano quella pietra fatata. Allora, quando ogni trasformazione degli era aperta, la vita in lui era stata ardente come non mai! Si ricorda l'uccello che ha avuto riso e sangue con la luna e il sole; lo prese il sospetto che era stato perso, avevo dimenticato qualcosa, e che il consiglio del serpente non era stato buono.La fanciulla udì un fruscio tra le foglie. Pictor, alzò lo sguardo e sentì, con un improvviso dolore al cuore, nuovi pensieri, nuovi desideri, nuovi sogni Attratta dalla forza sconosciuta si sedette sotto l'albero. Esso è apparentemente solitario, solitario e triste, e in questo bello, commovente e nobile nella sua muta tristezza; era incantata dalla canzone che sussurrava lieve la sua chioma. Si appoggiò al suo tronco ruvido, sentì l'albero rabbrividire profondamente, sentì lo stesso brivido nel proprio cuore. Il suo cuore era stranamente dolente, nel cielo della sua anima scorrevolmente, dai suoi occhi cadevano lentamente pesanti lacrime. Cosa stava succedendo? Perché doveva soffrire così? Perché il suo cuore spaccare il petto e andare un fondersi con lui, con esso, con il bel solitario? L'albero tremò silenzioso nelle radici, tanto intensamente raccoglieva in sé ogni forza vitale, proteso verso la fanciulla, in un ardente desiderio di unione. Ohimè, perché era l'ora di uscire dal serpente per essere confinato così, per sempre, solo in un albero! Oh, come era stato cieco, come era stato stolto! Davvero allora si è sentito così poco, davvero poi saputo così poco, davvero era stato così lontano dal segreto della vita? No, anche allora l'avevo oscuramente sentito e presagito, ohimè! E con dolore e profonda riflessione pensò ora all'albero che era fatto di uomo e di donna!
Venando un uccello, rosso e verde era l'uccello, ardito e bello, mentre descriveva nel cielo un anello. La mia passione è il mio amore, il mio amore è il mio modo di vivere la fanciulla si chinò e sollevò quel rossore. Ed ecco che l'era un cristallo, un rubino, ed intorno ad essa non può essere oscurità.Non appena la fanciulla ebbe preso la pietra fatata nella sua mano bianca, si trattava proprio di un sogno che le aveva riempito il cuore. La bella fu presa, svanì e divenne tutt'uno con l'albero, si affacciò dal suo tronco come un robusto giovane ramo che rapido si innalzò verso di lui.
Ora tutto era un posto, il mondo era in ordine, solo ora era stato trovato il paradiso, Pictor non era più un vecchio albero intristito, ora cantava forte Pictoria. Vittoria. Era trasformato. E poiché questa è stata raggiunta la vera, l'eterna trasformazione, perché da una metà era diventato un tutto, da quell'istante poté continuare a trasformarsi, tanto quanto desiderato. Incessantemente il flusso fatato del divenire scorreva nelle sue vene, perennemente partecipava della creazione risorgente ad ogni ora.Divenne capriolo, divenne pesce, divenne uomo e serpente, nuvola e uccello. In ogni forma però era intero, era un "coppia", era in sè luna e sole, uomo e donna, scorreva come fiume gemello per le terre, sta come stella doppia in cielo ...

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