Artista realista

Scultura barocca a Roma


Le Quattro Fontane /Le quattro fontane - è un insieme di quattro fontane del tardo Rinascimento situate all'incrocio tra via delle Quattro Fontane e via del Quirinale a Roma. Furono commissionate da papa Sisto V e costruite in direzione di Muzio Mattei, e furono installate tra il 1588 e il 1593. Si dice che la figura di una fontana rappresenti:
  • Il fiume Teveredi fronte a una quercia; una lupa, il simbolo di Roma, fu aggiunta in seguito.
  • Una seconda fontana rappresenta il Fiume Aniene, un affluente del Tevere, chiamato Anio nell'antica Roma, che forniva acqua con la maggior parte degli acquedotti romani. Papa Sisto propose di costruire un canale per portare l'acqua dell'Aniene a Roma.



    • Le altre due fontane presentano figure femminili che si ritiene rappresentino il Dea Diana; il simbolo della castità;
    • La dea Juno, il simbolo della Forza, ma è possibile che possano anche rappresentare fiumi.

    Le fontane dell'Aniene, del Tevere e di Giunone sono opera di Domenico Fontana. La fontana di Diana fu progettata dal pittore e architetto Pietro da Cortona. La successiva chiesa barocca di San Carlo alle Quattro Fontane, di Francesco Borromini, si trova vicino alle fontane, e prende il nome da loro. Fino al 1964 il Via Quattro Fontane era la sede del Pontifical Scots College. | © Wikipedia







    Quattro Fontane è un incrocio di Roma tra le antiche Via Porta Pia (oggi via del Quirinale-via XX Settembre) e Via Felice (il percorso che da Trinità dei Monti porta alla Basilica di Santa Maria Maggiore, oggi via Sistina-via Quattro Fontane-via A.Depretis), è nato dalla presenza ai quattro angoli di quattro fontane, che danno il nome all'incrocio, all'omonima strada ed alla Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane, che Francesco Borromini costruì tra il 1638 e il 1663 (certa chiamata San Carlino) .Caratteristica unica a Roma, dall'incrocio si può vedere, in lontanza, l'Obelisco Esquilino presso Santa Maria Maggiore (un sud-est), l'Obelisco Sallustiano presso Trinità dei Monti (un nord-ovest), l'Obelisco del Quirinale (un sud-ovest) e la michelangiolesca facciata interna di Porta Pia (un nord-est).
    Storia
    Terminato nel 1587 il restauro e il ripristino dell'antico Acquedotto alessandrino, chiamato da allora "Acqua Felice"dal nome del papa Sisto V, al secolo Felice Peretti, sotto il cui pontificato venne terminata l'opera, come era stato fatto in precedenza per l'Aqua Virgo, come iniziata per una ramificazione sotterranea secondaria del condotto, in modo da come l'approvvigionamento idrico della zona dei colli Viminale e Quirinale, allora scarsamente serviti, e venne di conseguenza anche l'edificazione di un certo numero di fontane.Dopo la Fontana del Mosè e così via davanti al palazzo del Quirinale, Sisto V volle che l'incrocio tra quelle due arterie ha dovuto degno ornamento. Inizialmente gli vennero proposti quattro statue sacre, ma il pontefice era talmente entusiasta del "Suo"acquedotto che preferì una fontana (il cui autore ci è ignoto) sviluppò invece una fontana per ogni angolo del quadrivio, anche per non intralciare il traffico urbano.Sisto V ebbe però speso talmente tanto per la realizzazione dell'acquedotto e per la Fontana del Mosè che per questa nuova opera ricorsiva ad un espediente che in futuro riscosse un certo favore: l'affidarsi alla munificenza dei privati, in modo che le fontane siano "semipubbliche ”. Del resto acqua fornita dall'acquedotto sistino fino a Monte Cavallo non godevano da solo i proprietari del Quirinale, ma anche i proprietari dei terreni che insistevano in distanza del percorso dell'acquedotto. Sicché Muzio Mattei, che già qualche anno prima aveva insistito ed ottenuto che si costruisse la Fontana delle Tartarughe davanti al suo palazzo di Sant'Angelo, e che partecipeva, in corrispondenza dell'incrocio, terreni che la via delle Quattro Fontane aveva ben valorizzato pur tagliandoli in due, offrì il suo finanziamento per la costruzione di due delle quattro fontane. Le altre due vennero finanziate da un monsignore Grimani, e da un Giacomo Gridenzoni (o Gridenzani) cremonese, che aveva proprietà sull'incrocio.Le quattro opere in travertino (ma in realtà è più di una sola opera suddivisa in quattro parti) vengono intraprese tra il 1588-1593, sfruttando le nicchie rettangolari di diversa dimensione, ricavate negli angoli dei palazzi.I soggetti, tutti diversi, sono però raggruppati a coppie analoghe:
    • Due figure maschili barbute, allegorie del Tevere e dell'Arno, che fronteggiano due donne legate, che prevedono Diana e Giunone.
    Le prime due simboleggiano Roma e Firenze, mentre quelle di Diana e Giunone sono simbolo legate di Fedeltà e Fortezza. Le figure sono in miniatura, con l'acqua che si riversa in piccoli vasi semicircolari. Tevere e Giunone hanno un ricco sfondo decorato (nel primo gruppo è ovviamente presente la lupa), anche se l'arco è molto più piccolo, e non è affatto necessario, ma è fornito di alcuni elementi caratteristici delle insegne di papà Sisto V (la stella e la testa di leone scolpiti sulla vasca e il trimonzio su cui la figura poggia il gomito) .Il disegno delle fontane del Tevere, dell'Arno e di Giunone è forse di Domenico Fontana (ma esistono diversi dubbi sull'attribuzione), che aveva approvato la via. La quarta, quella di Diana che ha le spalle a nord, è attribuita a Pietro da Cortona. Le realizzazioni sono state affidate a scultori sconosciuti.L'incrocio sul quale insistono le fontane è oggi il punto di raccordo di tre rioni diversi: Monti, Trevi e Castro Pretorio.Nell'estate 2009, la fontana rappresentante il Tevere è stata danneggiata; il ritrovamento del frammento ha ha permesso l'avvio dei lavori di restauro. | © Wikipedia

    Guarda il video: Visioni del Barocco: il tempo del divenire nell''Apollo e Dafne del Bernini - Rai Arte 1 (Dicembre 2019).

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