Symbolism Art Movement

Felice Pedretti, 1961 | Pittore metafisico / simbolista

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Felice Pedretti è nato in Sud Africa da genitori italiani. Nel 1977, dopo aver frequentato una scuola inglese, venne in Italia dove ebbe il privilegio di incontrare l'artista e restauratore Luigi Ferrero, che suscitò in lui un profondo interesse per l'arte antica. «Quello che ti insegno sono gesti antichi e il risultato di secoli di esperienza e amore per l'arte», Sono le parole del suo Maestro che sono rimaste impresse nella sua mente.

Una svolta cruciale è stata l'incontro con Pietro Annigoni, Gregorio Sciltian e Giorgio de Chirico, artisti famosi con i quali ha avuto la fortuna di studiare. In quel periodo, imparò le tecniche di tempera all'uovo e velatura. Dopo un lungo apprendistato, la sua innata passione si manifestava già nelle sue prime opere, portate al pubblico in varie mostre d'arte. Inizialmente, il suo amore per l'arte lo ha spinto a creare nature morte e riproduzioni di dipinti antichi su richiesta.
Molte delle opere di Pedretti si riferiscono alla sua città natale. Il mito e la leggenda del Capo di Buona Speranza sono elementi chiave, ad esempio, in Adamastor, e il Protea, il fiore nazionale del Sud Africa, appare nella rappresentazione di Mal d'Africa (Nostalgia per l'Africa).
Inoltre, l'immagine di Table Mountain è lo sfondo in molti dei suoi dipinti. Questi elementi simboleggiano la nostalgia per il suo luogo di nascita.






















Felice Pedretti nasce in Sud Africa, da genitori italiani. Nel 1977, dopo aver frequentato la scuola inglese, approda in Italia dove ha l'opportunità di studiare presso la bottega d'arte del pittore-restauratore Luigi Ferrero, sotto la cui direzione entra in contatto con i segreti dell'arte antica.
"Ciò che insegno sono gesti antichi, frutto di secoli di esperienza e amore per l'arte",
sono le parole che l'artista di lui ricorda; sarà infatti proprio la sua profonda conoscenza delle varie tecniche del passato che interpreterà poi di eseguire nature morte e riproduzioni di antichi dipinti (quali il San Giovannino del Caravaggio, la Trasfigurazione di Raffaello⏭, la Mona Lisa⏭ di Leonardo, ed altro), e di sicuro anche come ottimo restauratore di quadri di ogni tempo.
"Non amo copiare", dice, "anche se riprodurre opere immortali è sempre una prova a sfidare se stessi".
Parallelamente a ciò, arriva un codificare una propria sintassi formale la cui peculiarità si identifica in un realismo-magico di grande respiro. Gregorio Sciltian, Annigoni e De Chirico, lo studio dei quali ha avuto modo di frequentare da ragazzo, concorre ad affinare il linguaggio delle sue opere, e quelli di capolavori rinascimentali di Raffaello e Michelangelo, che la sua sensibilità artistica e plasma. Il 1979 è l'anno della sua attività espositiva, partecipata in seguito a Roma, una varie rassegne collettive, tra queste si distinguono quelle organizzate presso "La BarcacciaNel 1981. Nel 1982 espone in una mostra collettiva promossa dalla galleria Russo di Roma. Il ritorno in Sudafrica e l'atmosfera di un luogo così magico, arricchiscono la sua fantasia ed esperienza. Così, avvalendosi anche di tutto ciò che è acquisito dai grandi maestri, quali Arnold Böcklin, Salvador Dalì, Pietro Annigoni e Giorgio De Chirico, è una sua nuova interpretazione e metodo di lavoro. Le sue opere spaziano dal mondo dell'arte a quel filosofico, nel quale afferma di trovare continua ispirazione, nei suoi ricordi di autori prediletti, quali Arthur Schopenhauer e Sigmund Freud.Torna nuovamente ad esporre nel 2003, in occasione del Festival dei Due Mondi di Spoleto. La naturale predisposizione verso la pittura gli fa conseguire in breve tempo un buon risultato di mercato e ottenere riconoscimenti da parte della critica.Nella sua pittura ricorrono spesso luoghi, oggetti amati e simbolici: clessidre, conchiglie, maschere in legno e strumenti del mestiere che sempre lo accompagnano. I colori dalle tonalità brunite e dorate ricordano il caldo africano, gli stessi, usati per i temi notturni, evidenziano una notte "Viva"Che precedere un nuovo giorno. Il suo interesse verso i bassorilievi archeologici, le maschere antiche confermano un'innovazione perfezione classica formale. Nel novembre 2007 espone a Palazzo Valentini di Roma con la mostra "Tra sogno e realtà", riscuotendo un buon successo di pubblico e critica, che da vita all'omonimo documentario scritto e diretto dal regista RAI Stefano Maria Gallo, presentato in concorso al BrixenArt Filmfestival di Bressanone.Attualmente continua la ricerca artistica nel suo studio di Roma, con l'intento condividere il suo lavoro con il grande pubblico.

Guarda il video: Tra Sogno e Realtà - Felice Pedretti (Febbraio 2023).

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