Arte rinascimentale

Luca Giordano | Pittore di epoca barocca


Luca Giordano **, (nato il 18 ottobre 1634, Napoli - morto il 3 gennaio 1705, Napoli), il più celebre e prolifico pittore napoletano ** della fine del XVII secolo. Il suo soprannome Luca Fa Presto (“Luca, lavora velocemente") Si dice che derivi dalle ammonizioni del suo padre copista-copista, che furono certamente ascoltate. Il suo soprannome, Proteus, fu acquisito come risultato della sua rinomata abilità nel produrre pastiche nello stile di quasi tutti gli artisti.

Poiché si dice che abbia dipinto una grande pala d'altare in un giorno, non c'è da stupirsi che la sua produzione, sia in olio che in affresco, fosse enorme. La sua gamma di argomenti è stata altrettanto grande, sebbene la maggior parte delle sue immagini trattino temi religiosi o mitologici.
Il primo lavoro datato di Giordano risale al 1651. Fu influenzato all'inizio della sua carriera dal lavoro di José de Ribera **. Il suo stile subì un profondo cambiamento in seguito ai viaggi a Roma, Firenze e Venezia. La leggerezza e la luminosità delle opere decorative di Paolo Veronese a Venezia e il recente lavoro di Pietro da Cortona a Roma e Firenze lo indussero ad abbandonare il dramma sobrio a favore di un approccio più decorativo. L'influenza degli affreschi di Pietro a Palazzo Pitti, a Firenze, è particolarmente evidente nell'enorme affresco del soffitto di Giordano nella sala da ballo di Palazzo Medici-Riccardi, a Firenze, iniziata nel 1682 e completata nell'anno successivo.


Andò in Spagna nel 1692 come pittore di corte a Carlo II, tornando da Genova a Napoli nel 1702. Gli affreschi in Italia El Escorial sono spesso considerate le sue opere migliori, ma quasi 50 immagini nel Prado, Madrid, tutte dipinte in Spagna, testimoniano la sua energia instancabile. L'ultimo grande lavoro a Napoli fu il soffitto della Cappella del Tesoro a San Martino, iniziato il suo ritorno nel 1702 e completato nell'aprile del 1704. Molti dei suoi affreschi a Napoli furono distrutti o danneggiati durante la seconda guerra mondiale. Il grande ciclo di San Benedetto del 1677 nell'abbazia di Montecassino fu interamente distrutto, ma il Cristo espelleva i mercanti dal Tempio (1684) nei Gerolomini (San Filippo Neri) a Napoli sopravvissuto. | © Encyclopædia Britannica, Inc.


























GIORDANO, Luca - Pittore, nato a Napoli nel 1632, morto nel 1705. La sua attività pittorica, iniziatasi durante il primo ciclo della pittura napoletana seicentesca si chiude, su tutta l'arte che si svolgerà a Napoli nella seconda metà del sec . XVII, rimanendo strettamente, in seguito, agli sviluppi della locale pittura del sec. XVIII.La più gloriosa fase di quella fortunatissima carriera si svolse nell'ultimo venticinquennio della vita del pittore, dalla decorazione della cupola di S. Brigida a Napoli, eseguita nel 1682 con mirabili effetti di prospettiva illusionistica, alle pitture della certosa di S Martino, condotte un termine alla vigilia della morte.In racconto periodo di tempo, la sua produttività copiosa e rapida (il nomignolo "fa presto" gli fu dato fin dalla prima giovinezza) si svolse quasi tutta fuori di Napoli: a Firenze (1684-86), ove frescò la vòlta della gran sala del palazzo Riccardi; a Venezia (prima del 1692), ove lasciò importanti testimonianze dell'arte sua in S. Maria della Salute; a Madrid, ove fu pittore di corte acclamatissimo tra il 1692-1702.Le numerose opere eseguite in Spagna durante quel periodo di lavoro, e quelle, di numero non minore, esportate in Germania e in Austria dettero a LG una notorietà diffusa ovunque e una fama non giusta ai meriti dell'arte sua.Suo padre Antonio, piccolo copista e imitatore riberiano, che è il suo iniziatore alla pittura, lo orientò verso il Ribera. Questo pittore e Lanfranco, operante a Napoli quando il G. nacque, costituì le più salde annodature dell'arte sua alla pittura che lo precede a Napoli; perché con lui ci sentiamo decisamente fuori dall'atmosfera caravaggesca nella quale operarono Battistello, Cavallini e Preti, io maggiori esponenti della pittura napoletana del Seicento. Poco prima dei vent'anni, accompagnato dal padre, viaggiò l'Italia; fa sosta a Roma e a Firenze, a Parma e a Venezia.A Roma la sua ferace istintività pittorica trovò nell'opera di Pietro da Cortona il primo decisivo orientamento. Il cortonese gli spianò la via verso Venezia, ov'egli fissò la sua mente sulla pittura di Paolo Veronese.Il passaggio dai cinquecentisti veneti a Rubens è cosa perfettamente logica per lui. La sua opera, sviluppatasi secondo il presupposto di quei dati culturali, rappresenta sessant'anni di fatica, condotta senza tormento e senza pensiero, quasi senza respiro: un successo di affreschi popolosi sotto grandi soffitti e su pareti vaste, un accumularsi di quadri a olio d'ogni misura e d'ogni valore, attraenti per piacevolezza di pittura, o sgangherati e fiacchi.I racconti biblici, le favole dei Greci, il mito cristiano, tuttele allegorie gli fornirono confusamente aggregati figurativi per scenografie d'una pittorica piacevolezza che vale a nascondere, assai spesso, una drammaticità tutta esteriore di mera retorica oratoria.Operando composizioni copiose e vaste, con singolare prontezza di fantasia ferace e con foga gioiosa di esecuzione pratica, movendo folle agitare in ampî spazî, sopra lunghe scalee, tra alti colonnati , e tutto animato con le grandi risorse della sua disciplina di mestiere e con compiaciuta ricerca di effetti scenografici, egli recava a Napoli gli elementi veri del Barocco, che sono solo con lui, dopo il Lanfranco, sono il suo trionfo, e coi successivi pittori del sec. XVIII che l'ebbe maestro o precursore.

Risulta tuttora ammirare gli affreschi, anticipazioni del Settecento; possiamo compiacerci dei suoi primi disegni (cfr. la raccolta del Gabinetto delle stampe a Roma), i suoi bozzetti vivacissimi, i suoi momenti iniziali di lavoro, e di non molte sue tele di più vasta misura; ma nella più gran parte dell'opera sua cercherà invano aspetti o momenti delle più vere realizzazioni pittoriche raggiunte dall'arte italiana dopo il Caravaggio.D'altra parte, non sarebbe possibile trattare della pittura settecentesca a Napoli senza dire dell'arte di Luca Giordano come d'un suo esordio, o, almeno, d'una sua premessa.Tanto più ricca di vitalità ci si palesa, difatti, la decorazione del G., quanto più chiaramente la sentiamo concomitante o subordinata (in senso settecentesco) all'intendimento di una decorazione architettonica unitaria.Prima di Francesco Solimena e dei suoi seguaci settecenteschi, il G. realizzò pienamente questo tipo di pittura, che non può essere giudicata staccata dall'ambiente, come qualcosa che viva soltanto della sua propria vita . | © Treccani










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